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Mentre tutti in Italia stanno ricordando quel grande comico che era Paolo Villaggio, io voglio fare un passo indietro alla scorsa settimana: quando ad andarsene, lo scorso 30 giugno, è stata Simone Veil. Nata a Nizza nel 1927 in una famiglia ebraica, durante l’occupazione nazista viene deportata ad Auschwitz con la sua famiglia: è il 1944 e lei ha diciassette anni. Al campo di concentramento sopravvivono solo lei e la sorella, ma una volta liberata e finita la guerra si laurea in Legge e diventa magistrato.

Abbandonata la carriera da magistrato per la politica a lei si devono alcune delle più importanti battaglie per i diritti delle donne francesi: è grazie a lei che è stata legalizzata la contraccezione (la pillola non veniva solo prescritta ma anche rimborsata dal sistema sanitario nazionale) e l’aborto con la “Loi Veil”, la legge che porta il suo nome e che le è costata diverse (e troppo dure) critiche.

Convinta europeista nel 1979, alla prima riunione del Parlamento europeo a Strasburgo, è eletta Presidente dell’assemblea rimanendo in carica fino al 1982, per poi rientrare nel Parlamento Europeo nel 1984 con lo schieramento di Jacques Chirac con la lista unitaria di centro-destra RPR-UDF.

“Ma revendication en tant que femme c’est que ma différence soit prise en compte, que je ne sois pas contrainte de m’adapter au modèle masculin.” Simone Veil